Quando i pazienti non hanno parole per le emozioni: un contributo tra psicologia analitica e neuroscienze.

In L. Caparrotta & P. Cuniberti (eds.), Psicoanalisi in trincea (2012)
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Abstract
Un frammento clinico Lo chiamerò Carlo; ha cinquant’anni, una laurea e buona proprietà di linguaggio; è single, elegante, intelligente, seduttivo, eroinomane. Siamo alla sesta o settima seduta, e non ho ottenuto altro da lui che risposte letterali, e piuttosto banali, alle mie domande; lunghe descrizioni dei suoi molteplici disturbi fisici e altrettanto lunghi silenzi. Eppure di cose da dire ce ne sarebbero parecchie. E’ un brillante dirigente in una industria ingegneristica, ma recentemente lo ha investito un uragano. La sua tossicodipendenza è stata casualmente scoperta sul lavoro ed è stato licenziato in tronco. Nell’arco di pochi mesi ha dovuto vendere il proprio appartamento; benché avesse un ottimo stipendio, Carlo ha infatti accumulato vari debiti, perché l’eroina e le prostitute costano cari. La sua lunga serie di fidanzate, rimpiazzabili al massimo dopo un paio di mesi, si è così rapidamente dileguata. E’ infine tornato a vivere dalla madre e passa il giorno a letto, angosciato da attacchi di panico e somatizzazioni di ogni tipo, tra le quali primeggia l’impotenza.
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